Dalle marmellate in sottovuoto alla birra artigianale
Scopri l’oasi tra Verona e il Garda dove la passione della famiglia Grippi trasforma la terra in un’esperienza sensoriale unica.
Immerso in un paesaggio dove la quiete regna sovrana, a pochi chilometri dalle storiche mura di Verona, dai profili monumentali di Mantova e dalle acque azzurre del Lago di Garda, l’Agriturismo dei Grippi si presenta come un’oasi di autenticità e innovazione capace di offrire un’esperienza dove il cibo genuino incontra una accoglienza ricercata.
La storia dell’azienda è un affascinante viaggio generazionale iniziato nel 1985 con il padre dell’attuale titolare, che avviò una produzione di vino sfuso destinato ai grandi nomi dell’industria vinicola, arrivando a vinificare tre milioni di litri l’anno. La svolta cruciale avvenne una ventina d’anni fa, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000, quando la famiglia acquistò un vecchio rudere con stalla circondato da vigneti che inizialmente doveva servire solo all’attività agricola. Fu l’intuizione visionaria della sorella Daniela a trasformare quella proprietà nell’idea di un agriturismo, in un’epoca in cui tali strutture erano ancora rarissime nella provincia di Verona. Nonostante la dolorosa scomparsa di Daniela proprio alla vigilia dell’apertura, Alberto e il fratello Marco decisero di onorare il suo sogno, inaugurando una struttura che oggi vanta 16 camere e 7 accoglienti casette mobili immerse nel verde.

L’esperienza ai Grippi è pensata per offrire un “perfetto relax”, un concetto che Alberto sintetizza nell’immagine del cliente che, dopo una giornata trascorsa tra le due piscine o nei dintorni si gode una birra fresca sul balcone per liberarsi dai pensieri. Questo senso di benessere è sostenuto da una proposta gastronomica che punta tutto sulla genuinità e sulla trasparenza.
Il personale non si limita a servire, ma accompagna l’ospite spiegando con cura l’origine di ogni ingrediente, dal grano antico per il pane alle erbe aromatiche dell’orto sinergico. La cucina, guidata dallo chef Rubens in stretta collaborazione con Alberto e sua moglie Serena, è una fucina di sperimentazione che Alberto definisce come il desiderio di “far conoscere qualcosa di diverso rispetto al tradizionale”.

Il fritto del contadino
Un esempio emblematico è il “fritto del contadino”, una provocazione culinaria che utilizza carni magre e verdure locali per ricreare la convivialità del mare nell’entroterra. La colazione rappresenta il fulmineo punto di forza di questa ricerca, con marmellate artigianali realizzate grazie alla tecnologia Roboqbo, che permette cotture sottovuoto a basse temperature preservando i colori vivi e i sapori originari della frutta senza ossidazioni.
Tra le proposte spiccano abbinamenti audaci come fragola, lime e menta oppure pere e pinoli, fichi e grappa, ciliegia e cioccolato. La filosofia aziendale rifiuta l’isolamento e punta a “correre insieme al territorio”, instaurando collaborazioni con professionisti locali, come l’ortofrutta Tosoni o birrifici agricoli della zona per produrre una birra su ricetta esclusiva.
Anche sul fronte vinicolo, Alberto rivendica una scelta coraggiosa: “Io vado contro le DOC”, afferma, spiegando che la territorialità deve emergere dal terreno e non da rigidi disciplinari. Nascono così prodotti come l’Abre, un blend di Pinot Nero e Garganega a rifermentazione naturale, o vini IGT che valorizzano vitigni locali come Corvina e Oseleta, prodotti in quantità limitata per garantire l’eccellenza.
L’attenzione alla sostenibilità e allo “spreco zero” è un pilastro che coinvolge tutta la brigata: dalle nocciole marinate nel whisky per un cocktail nasce una sbrisolona limited edition, mentre le eccedenze della serra vengono trasformate in sughi pronti dopo rigorose prove di salubrità. Dal 2020 l’azienda ha completato la trasformazione da monoculturale a policoltura, introducendo grano, orzo, animali e frutta per garantire una produzione continuata e variegata.
All’Agriturismo dei Grippi l’innovazione non è mai fine a sé stessa, ma uno strumento per “instillare un dubbio o una prova” in chi assaggia, invitando l’ospite a sperimentare sapori nuovi come gli gnocchi di capra con “lana” di zucchero a velo salato o il levistico del Monte Baldo.
Persino la visione del futuro è proiettata verso la sfida tecnologica, con il sogno di realizzare un sistema di acquaponica per autoprodurre pesce e verdura in un ciclo chiuso.
È un invito a riscoprire la terra con occhi nuovi, in un ambiente dove il tempo rallenta e dove ogni dettaglio concorre a creare un’esperienza indimenticabile, servita con la passione di chi ha saputo trasformare un rudere in un’oasi di pura bellezza.